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La birra in Italia è fatta da 600 produttori che creano occupazione ed esportano lo stile di vita italiano nel mondo.

Il settore della birra nel nostro Paese è costituito da oltre 600 aziende italiane, piccole e grandi, sparse in tutta Italia, che creano valore e occupazione, esportano lo stile di vita italiano nel mondo, aiutano l’agricoltura e contribuiscono alla crescita e allo sviluppo di tanti pubblici esercizi e imprese della ristorazione. Aziende che non delocalizzano, che lavorano con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale, che sono da anni impegnate a promuovere un consumo di qualità, moderato e a pasto della birra e a finanziare campagne informative per un consumo responsabile delle bevande alcoliche. Aziende che producono una bevanda naturale, da millenni parte delle abitudini di consumo in tutto il mondo.
 
 

La birra in Italia, 600 aziende che creano valore e occupazione

Il settore della birra in Italia è una parte importante dell’industria alimentare nazionale che è, dopo quella meccanica, il settore manifatturiero più grande del Paese.

Comprende circa 600 produttori sparsi in tutta Italia, tra grandi marchi (14 stabilimenti industriali, 2 impianti produttivi di malto) e microbirrifici artigianali. Un settore italiano, visto che il 65% della birra consumata in Italia è anche prodotta nel nostro Paese, che crea concrete opportunità imprenditoriali, soprattutto per i giovani: negli ultimi 5 anni sono nate oltre 300 micro aziende birrarie, con imprenditori nella maggior parte dei casi under 35.

Tutte insieme queste aziende producono circa 13,3 milioni di ettolitri di birra all’anno (dato 2013), che fanno dell’Italia il decimo produttore in Europa davanti a Paesi dalla grande tradizione birraria come Austria, Danimarca e Irlanda.

Aziende che creano occupazione: 4.750 occupati diretti (+1,1% sul 2012), 17.000 fra diretti e indiretti e 136.000 compreso l’indotto allargato. Che esportano lo stile di vita italiano nel mondo: nel 2013 l’export italiano di birra ha sfiorato i 2 milioni di ettolitri, quasi il triplo rispetto al 2006.

Aziende che non delocalizzano: la birra è un prodotto a bassa marginalitĂ  e quindi viene prodotta localmente, vista l’incidenza del trasporto sui costi di produzione (purchĂ© produrre e vendere birra in Italia non diventi antieconomico a causa dell’eccessiva tassazione).

E che oggi contribuiscono alle entrate dello Stato per oltre 4 miliardi di euro annui (calcolando IVA, accise, tasse, contributi sociali di aziende/lavoratori e tasse pagate dai settori coinvolti a vario titolo).

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Aziende che aiutano l’agricoltura nazionale e il settore dei pubblici esercizi

La birra in Italia acquista ogni anno in Italia beni e servizi per quasi 1 miliardo di euro. Tra i beneficiari: l’agricoltura (quasi 100 milioni di euro), di cui il settore birrario assorbe – ad esempio – tutta la produzione di orzo; l’industria del packaging (quasi 400 milioni); gli altri servizi (150 milioni).

Non solo. I produttori di birra contribuiscono in modo significativo allo sviluppo di settori oggi in difficoltĂ  come la ristorazione e i pubblici esercizi (oltre 200.000 imprese tra bar, ristoranti, alberghi che in Italia danno complessivamente lavoro a 1,9 milioni di persone e versano allo Stato 22 miliardi di euro di tasse all’anno), dove la birra è protagonista e rappresenta una voce importante di fatturato: nell’ultimo anno la vendita della birra ha inciso fino al 20% dei profitti secondo il 77,5% dei pubblici esercizi intervistati, per il 14,8% ha inciso fino al 40% (fonte Format Research 2015).

 

Aziende che operano nel segno della sostenibilitĂ  ambientale e della responsabilitĂ  sociale

Il settore della birra è all’avanguardia anche per le sue performance ambientali: in 10 anni ha ridotto il consumo di energia di 660.000 MJ (equivalenti al consumo energetico annuo di Parma), quello di acqua di 9 miliardi di litri (il fabbisogno idrico di un anno della Valle d’Aosta) e le emissioni di CO2 per 62.000 tonnellate (la quantità assorbita in un anno da un bosco di 600 ettari).

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Le Aziende associate ad AssoBirra sono da tempo impegnate in numerose iniziative volte ad accrescere la cultura della birra nella popolazione italiana (www.birragustonaturale.it), nella convinzione che chi impara a bere meglio, nel segno della qualitĂ , sia giĂ  sulla strada di un consumo moderato e consapevole.

E finanziano da 8 anni campagne informative per un consumo responsabile delle bevande alcoliche (www.beviresponsabile.it), dicendo “no all’alcol” nelle situazioni a rischio: prima di mettersi alla guida, durante la gravidanza, se si è minorenni.

 

Tutto ciò è messo a rischio da un ingiusto carico fiscale: con meno tasse la filiera della birra potrebbe creare occupazione e impresa

Se le accise sulla birra diminuissero del 20-25% (tornando ai livelli del settembre 2013), la filiera della birra sarebbe pronta a creare 2.800 posti di lavoro. E con accise al livello di Spagna e Germania, i posti di lavoro potrebbero diventare 11.000 (elaborazione REF Ricerche e AssoBirra su dati Format Research 2015).

Non solo. Se le accise sulla birra tornassero ai livelli del settembre 2013 il 60% delle imprese birrarie sarebbe pronto ad aumentare gli investimenti fino al 10%. E anche l’export potrebbe tornare a crescere al ritmo degli anni passati: +25% annuo nel periodo 2007-2011 (fonte Format Research 2015).

 

Nonostante tutto, le 600 imprese delle birra italiane credono (e sperano) in un futuro migliore

Sei aziende birrarie su dieci pensano che nel 2015 la situazione economica della propria impresa migliorerà, e tre su dieci sono pronte ad assumere, ma per il 76% il principale ostacolo alla crescita degli addetti e degli investimenti è rappresentato dalla pressione fiscale troppo alta (fonte Format Research 2015).

 

 

La birra in Italia: oltre 600 aziende tra grandi marchi e microbirrifici da sostenere riducendo le tasse. #salvalatuabirra


 

Assobirra sostiene il consumo responsabile di birra Bevi Responsabile Assobirra