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News

12/09/2013

AssoBirra: “Basta accise sulla birra (+114% dal 2004)… e per favore non chiamatela tassa sull’alcol…”

Alberto Frausin, Presidente di AssoBirra, commenta la notizia relativa all’ennesimo aumento dell’accise, questa volta a copertura del DDL scuola. “L’accisa verrà pagata solo dai consumatori di birra e superalcolici, colpendo due comparti che, insieme, rappresentano appena 1 terzo dei consumi complessivi di alcol in Italia. L’effetto di questa tassa? Un ulteriore aumento del costo della serata in pizzeria, uno dei pochi piaceri che gli italiani possono ancora permettersi. Grazie ai nuovi aumenti quasi 1 sorso su 2 della tua birra se lo berrà il fisco. Senza contare che il calo dei consumi stimato in un -5/6% porterà un calo dell’occupazione nel nostro settore e nel suo indotto (horeca, ristorazione, agricoltura)…”.

AssoBirra, l’Associazione che riunisce le aziende produttrici di birra in Italia, apprendendo la notizia di un ulteriore aumento dell’accisa stabilito dal Governo per le coperture economiche relative agli impegni del DDL Scuola, commenta la notizia per bocca del Presidente, Alberto Frausin, dichiarando la preoccupazione e il disappunto di un settore che si sta già confrontando con gli effetti della crisi sui consumi.

“Oggi abbiamo appreso dell’aumento delle accise, che una volta a regime arriveranno a crescere di un +33% (tenuto conto anche del fatto che sulle accise stesse grava l’IV A). Si tratta di un incremento per noi insostenibile, visto che sulla birra si arriverà a pagare in totale ben oltre il 40% di tasse. E tutto questo avviene mentre la Ragioneria dello Stato, interpellata dalla Commissione Bilancio in merito alla percorribilità finanziaria di una copertura del DDL Scuola derivante dall’aumento delle accise sugli alcolici, ha emesso ieri un parere negativo, sostenendo di fatto che con questo intervento non si otterrebbero i risultati sperati. A conferma possiamo dire che, da nostre stime, l’aumento dell’accisa porterà ad un calo dei consumi di birra di circa il 5-6% (consumi di birra già in calo nei primi 6 mesi del 2013 del -3%). E’ arrivato il momento di dire basta tasse sulla birra. E di spiegare agli italiani che non è una accisa sull’alcol, come viene definita, visto che la paga solo chi compra birra e superalcolici, due prodotti che, insieme, rappresentano 1 terzo dei consumi complessivi di alcol in Italia (senza contare che la birra è la bevanda con meno alcol tra quelle alcoliche). Alla fine questa tassa colpirà i 35 milioni di nostri connazionali che bevono birra e per i quali l’aumento significherà spendere ancora di più per la serata in pizzeria, uno dei pochi lussi che ancora possono permettersi”.

Solo per fare un rapido conto, già oggi chi esce per una serata a base di pizza e birra, spendendo sui 10-15 euro circa di conto, ne versa da 2 (nel caso dei 10 euro) a oltre i 3 (nel caso dei 15 euro) al fisco. E quello che colpisce è che il 75% lo paga sulla birra. Una vera e propria “tassa sulla serata in pizzeria” che aumenterà ancora in virtù delle nuove accise introdotte dal legislatore.

L’Italia risulta oramai tra i Paesi produttori con la pressione fiscale sulla birra più alta in Europa, tre volte superiore rispetto a quella pagata da tedeschi e spagnoli. Questo aumento dell’accisa si inserisce peraltro in un quadro di aumenti delle tasse sulla birra, cresciute solo negli ultimi 7 anni del 30%. Nel 2004 l’accisa era 1,395 Euro per HL/Plato, al primo gennaio 2015 (11 anni dopo), l’accisa sarà più del doppio (3,04 Euro), per esattezza il 118% in più. Dal 2004 a oggi i consumi delle famiglie italiane sono scesi del -7,6% con un PIL in calo del -8,9%, una produzione industriale in flessione del -25,1% e una occupazione che è scesa del -7,2%. Eppure, nonostante questo contesto, il Governo ha deciso di chiedere sempre più soldi a quei 2/3 di Italiani che bevono birra.

Al momento, considerando l’IVA al 21% e le accise che già gravano sulla birra, quando si compra una bottiglia di birra da 66 cl, al prezzo medio di 1 euro, 40 centesimi sono di tasse. In altre parole, più di 1 sorso di birra su 3 va a finire al fisco. Grazie al nuovo aumento delle accise si arriverà addirittura a 1 sorso su 2!

Il rischio denunciato da AssoBirra è che questa ulteriore raffica di tasse finisca per mettere in ginocchio un settore dove operano 500 aziende tra marchi storici e microbirrifici artigianali e dà lavoro direttamente a 4.700 persone (+4,4% rispetto al 2011), che salgono a circa 136.000 con l’indotto allargato. E che dopo un 2012 difficile chiuso in sostanziale linea con l’anno precedente, nei primi 6 mesi del 2013 ha già visto scendere del -3% le vendite in Italia.

Siamo felici – conclude Alberto Frausinche si siano trovate idee e strategie per rilanciare la scuola nel nostro Paese, ma siamo preoccupati perché questo ennesimo rincaro dell’accise sulla birra rischia di mettere in seria difficoltà un intero comparto economico, che offre un contributo importante anche alle finanze del nostro Paese. Aumenti così consistenti del prezzo del prodotto finiranno per abbassare ulteriormente i consumi e quindi anche il gettito atteso dall’accisa. In compenso si produrrà un danno, anche in termini di occupazione, al nostro settore e al suo indotto (horeca, ristorazione, agricoltura). Ad esempio, le conseguenze si rileverebbero ancora più drammatiche sull’horeca – settore peraltro già colpito dalla crisi a causa del calo generalizzato dei consumi fuori casa – dove l’usuale effetto di moltiplicazione dell’importo dell’aumento fiscale si tradurrebbe in aumenti di prezzo della birra ancor più marcati con inevitabili ricadute in termini di minori consumi e inevitabile minore occupazione, quindi minori tasse pagate e ulteriore calo dei consumi da parte di chi perde lavoro e potere d’acquisto, dunque ulteriori perdite per l’erario”.

Ufficio stampa AssoBirra
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