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News

09/01/2015

Birra: aumento accise 1° gennaio, ora 1 sorso su 2 lo beve il Fisco

9 emendamenti firmati da 100 tra senatori e deputati appartenenti a tutte le principali forze politiche di maggioranza e opposizione sono stati presentati nel corso dell’iter di approvazione della legge di Stabilità, per fermare l’aumento di inizio 2015, confermando l’attenzione della politica per il settore birrario.

 Con accise attestate a livello di Germania e Spagna, il settore della birra sarebbe in grado di generare 20 posti di lavoro al giorno (7.000 a fine anno).

Ora si spera che il Governo Renzi possa intervenire per togliere l’aumento deciso dal precedente Governo Letta.

Nel frattempo i consumi si spostano dal “Fuori Casa” alla “Casa”, con una predilezione per i prodotti più economici.Fenomeni questi che penalizzano l’Erario in termini di gettito garantito dall’IVA e da altre imposte


“Con il nuovo aumento delle accise sulla birra, scattato il 1° gennaio 2015, è successo quello che temevamo: circa 1 sorso su 2 della nostra birra la berrà il Fisco. E pensare che se la pressione fiscale su questo prodotto fosse analoga a quella di Spagna o Germania, il settore potrebbe generare 7 mila nuovi posti di lavoro in 1 anno. Parliamo di circa 20 posti di lavoro al giorno…”. Così Alberto Frausin, Presidente AssoBirra, ha commentato il nuovo aumento delle accise sulla birra scattato a Capodanno. “Grazie al lavoro di questi mesi e all’attenzione mostrata da una buona parte della politica, a sostegno dei produttori sono arrivati 9 emendamenti firmati da 100 tra senatori e deputati appartenenti a tutte le principali forze politiche di maggioranza e opposizione nel corso dell’iter di approvazione della legge di Stabilità. Purtroppo tutto questo non è stato sufficiente per scongiurare l’ultimo aumento, il terzo in 15 mesi. Adesso confidiamo nel fatto che il Governo Renzi possa intervenire il prima possibile per ridurre questa tassa ingiusta e iniqua decisa dal precedente Governo Letta”.

Intanto i primi dati di AssoBirra mostrano, negli ultimi mesi dell’anno, un calo di vendite di circa il 5%, in linea con quanto ipotizzato dallo studio REF Ricerche. Ma a cambiare sono anche le modalità di consumo: cresce una dimensione più domestica del prodotto, con consumi di birra che si spostano dal cosiddetto Fuori Casa (On Trade) all’acquisto nella distribuzione moderna e tradizionale (Off Trade): rispetto al 2012, nel 2013 il primo è sceso dal 41% al 40,3%, mentre il secondo è corrispondentemente salito dal 59% al 59,7%. Uno spostamento che arreca un danno per l’Erario legato ad un calo di gettito IVA garantito dai consumi “Fuori Casa”.

Dall’altra parte, il consumatore si “applica autonomamente” uno sconto, prediligendo prodotti più economici. Una situazione che però rischia comunque di penalizzare chi acquista la birra visto che, come mostra lo stesso studio REF, sulla bottiglietta da 66cl di primo prezzo acquistata al supermercato (0,80 euro) la tassazione arriva a pesare (accisa più IVA) anche il 45%, mentre nell’ipostesi di un acquisto al ristorante oppure in un bar di un prodotto di fascia “alta” (una spina da 40cl ) il peso della fiscalità si ferma al 12%.

 “In questi mesi - prosegue Frausinabbiamo ricevuto il sostegno di tantissimi politici di ogni schieramento, che hanno compreso le ragioni della nostra protesta dovute ad un aumento delle accise del +30% in 15 mesi. Un aumento insostenibile per questo settore e per un prodotto che ancora oggi resta l’unica bevanda alcolica da pasto su cui gravano le accise (senza contare che l’80% della birra viene bevuta proprio a pasto, quindi in maniera responsabile). Un grazie speciale va anche alle oltre 115 mila persone che hanno sottoscritto la nostra petizione per dire “no” all’aumento di questa tassa e che hanno sostenuto la nostra campagna “salva la tua birra” (www.salvalatuabirra.it). A tutti loro mi sento di dire che il nostro impegno per fermare questo aumento continuerà anche nei prossimi mesi”.

Colpire la birra vuol dire colpire un’eccellenza italiana, che vale 3,2 miliardi di euro, una filiera che garantisce 136 mila posti di lavoro e conta piĂą di 200 mila imprese, tra produttori, fornitori di materie prime e servizi e aziende della distribuzione e dell’ospitalitĂ . “Si stima che 1 posto di lavoro in questo settore ne generi 24,5 nell’ospitalitĂ  (bar, ristoranti, alberghi), 1 nell’agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing e altri servizi) e 1,2 nella distribuzione (GDO e dettaglio). Insomma, esistono moltissime valide ragioni – conclude Frausin - per togliere questo aumento dell’accisa che di fatto scontenta tutti, produttori e consumatori, e che rischia di penalizzare un settore che è ormai una eccellenza della produzione italiana”.

 

 

 

Ufficio stampa AssoBirra

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